logo del sito Romainteractive
You are in: Home > Gaio Giulio Cesare > Book I - Dalle persecuzioni sillane al Consolato > Catilina

CATILINA


Lucio Sergio Catilina

Lucio Sergio Catilina (108 - 62) uomo di grande coraggio e non meno grande vigore fisico, apparteneva alla antichissima gens Sergia, che peraltro ebbe l'ultimo consolato nel 380, con Gneo Sergio Fidenate Cosso.

Sposò in prime nozze Gratiana, nipote di Gaio Mario, non di meno, appena ventenne seguì Silla nella prima guerra mitridatica, segnalandosi per il valore e l'accortezza.

Fu ancora a fianco di Silla quando questi dall'82 al 79 fu il padrone incontrastato di Roma. Silla del quale fu da molti rimarcata la spregiudicatezza e l'astuzia, si era proposto come il paladino dell'autorità senatoriale, contro il partito dei populares rappresentato da Cinna e da Mario.
Ma assunto il potere esautorò di fatto il senato, rendendo evidente che un comandante con un forte esercito al proprio servizio, avrebbe potuto in qualsiasi momento travolgere le traballanti istituzioni romane.

In tale scenario Catilina, ambizioso, valoroso e fors'anche temerario, fu percepito dai senatori come un potenziale nuovo Silla.
Per azzoppare le sue ambizioni fu accusato di omicidio, cospirazione, corruzione, incesto e violenza sessuale ad una vergine vestale.

Fu assolto da tutte le accuse, ma la sua carriera politica fu rallentata e per di più si portò appresso l'infamia delle accuse. 
Dovette quindi ricominciare dal basso il percorso politico: edile nel 70, pretore nel 68, governatore d'Africa nel 67.
Nel 66 pone la sua candidatura al consolato.

Puntuali arrivano le accuse di concussione, abuso di potere e poco dopo di cospirazione. Viene ancora una volta assolto, ma intanto la candidature al consolato tramonta per scadenza dei termini, può ricandidarsi solo nel 64, quando nel suo programma elettorale, tra i vari provvedimenti ipotizzati, emergevano la distribuzione dell'Ager Publicus Populi Romani, cioè delle terre di proprietà dello stato, alla plebe ed ai veterani di Silla, ai quali erano state negate dal senato e la cancellazione dei debiti, provvedimenti che lo resero sempre più popolare presso la plebe ed ovviamente presso i veterani di Silla, ma gli guadagnarono l'odio della oligarchia senatoria, che si mobilitò in favore di Cicerone, rispolverando le accuse di omicidio, incesto e, corruzione, poco importa se da queste stesse accuse era stato assolto.

E Cicerone vinse.
Catilina non demorderà e l'anno successivo si ricandiderà.
Questa volta la sua candidatura sembrava inarrestabile, allora i prodi senatori, giocano ancora una volta l'accusa di cospirazione e per maggior sicurezza ricorrono a brogli. L’accusa di essere ricorsi a brogli fu sostenuta anche da Catone l'Uticense, non certo un amico di Catilina, ma intanto in sua vece fu eletto tal Murena.

Cicerone, console in carica, ansioso di conquistare la benevolenza degli ottimati, pronunziò in senato la famosa orazione “O tempora o mores”, contro Catilina, questi avendo compreso che gli oligarchi volevano eliminarlo una volta per tutte, fuggì da Roma.

Parte degli altri presunti cospiratori furono arrestati e incarcerati, tra questi Publio Cornelio Lentulo Sura, padre adottivo di Marco Antonio, mentre Publio Cornelio Silla, nipote del dittatore, fu scagionato e Marco Vettio Nocerino riuscì a fuggire in Africa.
Poiché l'accusa di cospirazione non si reggeva su prove, ma su lettere anonime, ai presunti congiurati furono imputati gli altrettanto presunti costumi corrotti e i debiti.
Fatto sta che Cicerone, pronunziata l’orazione, chiese la immediata condanna a morte dei cospiratori.
Era questa una richiesta illegittima, poiché la legge Porcia del 164 stabiliva che un cittadino romano, a fronte di una condanna che prevedesse la fustigazione o la morte, aveva il diritto di appellarsi al popolo e in ogni caso l’accusato poteva scegliere l'esilio, salvo la confisca dei suoi beni. Per ironia della sorte tra gli estensori della legge Porcia troviamo anche Marco Porcio Catone il Censore.

Su queste basi prese la parola Gaio Giulio Cesare, che rimarcando l'illegalità del procedimento, aggiunse, che alla illegalità di oggi, giustificata dalle colpe dei congiurati, domani sarebbero seguite illegalità non più giustificabili.
Dopo Cesare prese la parola Catone l'Uticense (pronipote del Censore), che per essere un uomo che aveva costruito tutta la sua carriera politica sulla intransigente difesa della legalità, sorprendentemente sostenne la proposta di Cicerone. L'artificio legale per giustificare questa acrobazia, fu ritrovato nella considerazione che i congiurati, essendo stati dichiarati nemici dello stato, non dovevano più essere considerati cittadini romani.

Tutto ciò non portò bene a Cicerone, che nel 54 fu esiliato per l'uccisione illegittima di cittadini romani e nel 42, morto Cesare dalla cui protezione era stato difeso, fu fatto uccidere da Marco Antonio, che volle così vendicare l'assassinio del padre adottivo Publio Cornelio Lentulo Sura.
Contro Catilina che nel frattempo (gennaio 62) aveva radunato un esercito di circa 20 mila uomini fu mandato l'esercito consolare comandato da Marco Petreio.

Sconfitto, Catilina morì con le armi in pugno.

Cambiata l'aria, nel 56 durante il primo triunvirato di Cesare, Pompeo e Crasso, Cicerone, nell'orazione pro Caelio, mutò parere, descrivendo Catilina come: “un uomo che si era circondato anche di persone forti e buone, non solo, talora poteva essere considerato un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale. Infine era gaio, spavaldo, vi erano in quest'uomo caratteristiche singolari, la capacità di legare a sé l'animo di molti con l'amicizia, conservarseli con l'ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le amicizie, con l'opera”.

Ma tornando al 62, nel tentativo di fare il colpo grosso, gli oligarchi cercarono di coinvolgere nell'accusa di cospirazione anche Gaio Giulio Cesare e Marco Licinio Crasso, cioè i capi del partito avverso.
L'eccesso di ingordigia convinse Cesare e Crasso della necessità di prendere l'iniziativa.
Non restava che portare dalla loro parte Pompeo. 
La cecità degli ottimati favorì i loro piani.

Quattro anni dopo al morte di Catilina, nasceva il primo triunvirato.

 

back

Go to the web site of Università di Roma Tor Vergata